Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

Potrebbe cominciare così un articolo sull’ energìa, specie se scritto nel periodo post natalizio, quando tutti noi abbiamo sperimentato il principio di Lavoisier (1743-1794) in differenti situazioni, dalla preparazione di pranzi e cene al loro metabolismo 🙂 .

Concludo l’ introduzione dal sapore didattico e vi invito a riflettere su questo principio fisico che può essere abbinato ad ogni evento che includa l’ intervento di masse ed energìa, quindi in pratica ogni azione della nostra vita quotidiana.

Ai giorni nostri le forme più importanti di energìa sono quelle che producono movimento, elettricità e calore, portando benessere e sviluppo tecnologico e sociale. Nei primi stadi dello sviluppo industriale quando l’ umanità progredì dall’ utilizzo di forme di energìa “primitive” come l’ energìa muscolare fornita da uomini e animali, l’ energia termica del fuoco, l’ energìa potenziale e cinetica dei corsi d’ acqua e di pesi e contrappesi (anch’ esse seguaci del principio), si cominciò ad usare forme di energìa più potenti e versatili destinate a nutrire un mondo avido di energia.

E’ un processo di evoluzione ancora in atto con tutti i suoi vantaggi e svantaggi, basti pensare alla attuale “scelta” italiana di ri-adottare l’ energìa nucleare a fronte della scelta (o necessità) di sviluppare le energìe rinnovabili (solare, eolico, geotermico e idroelettrico) e l’ indotto ad esse collegate (un buon esempio potrebbe essere questo) paradossalmente ancora poco sfruttate in Italia.

Il problema che si pone oggi, oltre alla scelta delle fonti energetiche di riferimento, detentrici in modi diversi di vantaggi, svantaggi e interessi, è la scelta di una riorganizzazione del settore energetico, visto che sempre di più regola i rapporti sociali, politici ed economici tra nazioni. La nostra asfittica economia fossile (non solo in termini di combustibile) tra quote di CO2, aumenti dei prezzi, diminuzione dei giacimenti e inevitabili implicazioni alla salute sta diventando insostenibile anche agli occhi dei sostenitori che vorrebbero un uso più razionale dei carburanti fossili (a cui bisognava pensare almeno vent’ anni fa, qualcuno ricorda il “TOTEM” o ha mai sentito parlare di cogenerazione ?).

Le possibili soluzioni non mancano. Secondo voi, tra quelle citate qua sotto, quali sono le più corrette in termini ambientali ed etici ?

  • Promuovere motori ecologici a benzina, gasolio e gpl dotati di sistemi di risparmio carburante innovativi (e recenti) come lo Start & Stop o la spia che consiglia di cambiare marcia, integrando nelle caratteristiche o nel nome del veicolo il prefisso eco- (ecodiesel, ecoflex, ecotec, ecochic, ecologic).
  • Convertire le cabine telefoniche ormai dismesse o in via di smantellamento, in strutture pubbliche multiservizio dotate di prese per la ricarica di veicoli elettrici sulla base di questo esempio.
  • Favorire la cogenerazione con combustibili rinnovabili per la soddisfazione di tutto o parte del fabbisogno energetico e/o termico di un edificio.
  • Incentivare modelli di produzione energetica diffusa e condivisa come quelli proposti da Jeremy Rifkin o dalla citta di Schonau (che approfondirò prossimamente per non rendere l’ articolo lungo e pesante da leggere).
  • Favorire la diffusione e la crescita delle ESCO.
  • Incentivare le aziende impegnate nelle energie rinnovabili che portano innovazione e l’ indotto ad esse collegate.
  • Acquistare energìa nei momenti di basso costo, creare delle strutture per lo stoccaggio, per  poi vendere all’ arrivo di una maggiore richiesta energetica.
  • Promuovere lo sviluppo di Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) con filiere corte di produzione e utilizzo di prodotti e materie prime presenti all’ interno del territorio di vendita.
  • Dare incentivi ai grandi enti pubblici o alle aziende private che scelgono di cambiare le flotte  aziendali a favore di veicoli ibridi o a basso impatto ambientale.
  • Permettere che le biomasse e le materie agricole destinate alla trasformazione in biocombustibili, derivino da eccedenze e/o da scarti di produzione.
  • Razionalizzare i processi di produzione e il packaging dei prodotti per limitare gli sprechi energetici.

Difficile, eh ? Meno male che i motori a combustibili fossili scaricano nell’ atmosfera soltanto CO2 … la assorbiranno le piante … e i PM10 ? Vabbè, in confronto ai PM2.5 sono vitamine … è il prezzo del pro(re)gresso ! Quindi la “colpa” è di tutti e nessuno !

E le nanopolveri ? Dai, non esageriamo …

 

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