Rimandata una giornata da sogno, ho pensato di realizzare un altro sogno.

Avevo ricordi vaghi dell’infanzia riguardanti il piazzale di Monte Coppola detto la porta dei Monti Lattari, e ho sentito spesso parlare della strada che congiunge(va) Pimonte e Castellammare. Deciso ad avere una conferma a tutto ciò che avevo sentito dire, mi sono messo in cammino e ho percorso l’intero sentiero dai monti fino al mare. La verità ?

Nella parte pimontese del sentiero ho notato delle caratteristiche che in base ai miei ricordi mi hanno indotto a pensare l’inevitabile : la zona ha avuto più interesse privato che pubblico. In altre parole : nessuna segnalazione, nessun cartello o indicazione di nessun tipo e di nessun ente (e io conosco due enti pubblici che “dovrebbero” avere interesse in questo, uno è facile da capire, l’altro lo saprete tra poco), la sorgente dove andavo a bere da bambino è abbandonata ed è facile immaginare in quali condizioni, per gli ultimi 100 metri dal piazzale il sentiero è stretto e consente il passaggio di persone in fila e “dulcis in fundo” gli abitanti dei terreni limitrofi ti osservano con un occhio attento … chissa perchè ? Sarà frutto della mia immaginazione o della mia ignoranza …

Arrivato al piazzale, noto gli enormi castagni al centro del piazzale adornati per il culto religioso, qualche metro più in là qualche altro castagno, enorme e mutilato, in quanto “serviva spazio per costruire” una rampa di accesso ai terreni vicini (di solito questa è la motivazione che giustifica il taglio indiscriminato di rami, lasciando piante private del loro portamento e in disordinata ri-crescita).

Proseguo e imbocco una strada carrabile in cemento che non ha l’aspetto di una strada privata e mi avvìo alla discesa in direzione Castellammare, con vista Faìto e Pendolo.

Rigogliosi alberi di castagno, ontano, leccio, rovere e faggio costeggiano la strada.

Fiori di sambuco, ciclamino, margherita e pratolina insieme a bacche di pungitopo danno profumo e colore al bosco popolato da uccelli cinguettanti e festosi (…).

E prima di pensare di essere in un paradiso, lo scorgere l’immondizia abbandonata qua e là dopo “pic-nic” improvvisati e fugaci momenti erotici, mi ricorda dove mi trovo (ma questi sono dettagli …). Potrei codardamente voltarmi e venire distratto dal canto degli uccelli (o dal ringhio dei cani rabbiosi “messi a guardia” dei terreni), ma un debole scroscio d’acqua cattura la mia attenzione … potrebbe essere una sorgente da cui bere … e infatti è un tubo di scarico … (anche questi sono dettagli)

Che poesìa … che magìa … che fetenzìa

Uno scorcio di panorama offerto dalle aperture nel bosco per le costruzioni che si addensano avvicinandosi a Castellammare … proprio mentre sono a circa metà cammino, vedo salire una (auto)pattuglia della Forestale (evento raro da vedere se non durante frane o incendi). Manca poco … per la prima volta vedo risalire la funivìa del Faìto sopra di me e non di fronte a me a chilometri di distanza …

La vicinanza a Castellammare si sente dal rumore del traffico e si vede dall’aumentare di case, costruzioni e terreni. Dopo un’ora di discesa arrivo al parco di Quisisana che non delude le mie aspettative … c’è gente che mangia, beve, chiacchiera e gioca … su un prato che definire prato è un pò eccessivo, diciamo su un terreno “antropizzato”.

Cancelli aperti con targhe stradali pubbliche lungo la strada cozzano un pò con la mia definizione di accesso pubblico … vabbè adesso cerco il pelo nell’uovo …

Finalmente a Castellammare … dopo un sopralluogo sugli sbocchi del sentiero, decido di “uscire” a Quisisana, di passare vicino alle “Nuove” Terme, attraversare la città, fare una passeggiata per il lungomare, bere un pò d’acqua della Madonna, visto che sul sentiero … ma lasciamo perdere … e poi risalire attraverso le scale adiacenti al convento di Pozzano, conosciute ai tempi del liceo durante una escursione scolastica alla (ri)conoscenza di Stabia.

Tanto sole e tanta gente, una bella camminata per il lungomare … come se non avessi fatto altro, ma l’ambiente era diverso, la fetenzìa più o meno era quella …

Nei pressi dell’InformaGiovani, cerco di conoscere il servizio StabiaWiFi senza risultati … approfondirò …

L’acqua della Madonna continua la sua fuga dal lungomare, sgorgando ormai solo nella fontana-monumento di Piazza Spirito Santo (o Piazza Fontana Grande) … tutto “merito” del Comune o della Gestione Ottimale Risorse Idriche S.p.A. ?

A istinto, non ricordando bene la strada, mi intrufolo in un vicolo che mi porta alle scalinate suddette e tra un pò di rami, rovi ed erbe varie sbuco all’altezza della statale sorrentina vicino al convento di Pozzano … la mia risalita è solo all’inizio … al parco di Quisisana, si sente tammurriata, anche se il suono delle tammorre viene dagli altoparlanti, quelle vere suoneranno più tardi, ma non potrò sentirle, sia per l’ambiente “incontaminato” sia perchè devo risalire …

Stavo anche per sbagliare strada e risalire verso il Faito, viste le indicazioni (in)complete fornite dal Parco dei Monti Lattari … forse è già tanto che ci siano …

Tempo un’ora e mezza e sono tornato a casa … me l’ero presa abbastanza comoda per la discesa, “un pò meno” per la risalita … ma sono fatto così … e non è finita qui …

Dopo pranzo e un pò di riposo sono andato sulla Croce del Monte Pendolo a vedere il tramonto e … lasciamo ancora perdere … qualche foto … scusate se è poco …

E dopo queste foto, discesa con breve incursione al terreno del nonno.

Avrò camminato troppo ? Vabbè, una volta ogni tanto ci vuole … 😉

Ah, per chi non fosse della zona, quello in fondo è il Vesuvio

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