Il tonno è da sempre stato il pezzo forte dei banconi delle pescherìe siciliane assieme al pesce spada. In particolare ad Acireale, quando da piccolo andavo con mia nonna a comprare il pesce e davanti ai banconi sempre ben preparati, mia nonna mi spiegava che il valore di una pescherìa si basava molto sulla qualità e la quantità del tonno, del pesce spada e dei ricci di mare : la ragione era semplice, questi prodotti richiedevano grande impegno, economico e lavorativo. Il mito della mattanza, sintesi di vita (dei pescatori) e morte (del pescato) e perfetta chiave di lettura della vita, non solo siciliana, era ricordato con nostalgìa dai pescivendoli e aleggiava nelle parole dei vecchi che da bambini la vivevano come una importante esperienza formativa al pari della scuola (per chi poteva permettersela).

Ma torniamo al presente :

Non bastava che le tonnare siciliane, sarde calabresi e campane girassero il Mediterraneo per pescare i tonni migliori, spesso scontrandosi coi pescherecci libici, tunisini, algerini, egiziani e greci, adesso ci mancavano anche i giapponesi …

I pescatori italiani con flotte di pescherecci e famiglie al seguito, con grande spirito di adattamento hanno scelto : o lavorare per i giapponesi vendendo loro il tonno pescato nei mari nostrani per il loro sushi oppure … copiare il sushi !

Imitare una tradizione non nostra in modo avido e grossolano, screditando di conseguenza la nostra … e poi ci lamentiamo dei cinesi che imitano i nostri prodotti …

E non sarebbe bello vedere certe cattive abitudini dilagare in posti stupendi, per esperienza, in Sicilia (Acireale e Catania) come in Campania specie Costiera amalfitana (Amalfi, Vietri sul Mare e Cetara) e Penisola Sorrentina (Sorrento e Vico Equense).

E mi prendo anch’io la mia parte di responsabilità : Per cena sto preparando della pasta al tonnotonno pinna gialla Callipo ! Perchè dico la marca ? Leggete qui oppure qui!

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