In estate c’è chi va al mare, chi in montagna e chi in una città d’arte …

… Io sono andato a Vicenza, per l’ennesima volta !

Dopo le peripezìe e le escursioni sul Faito di un paio di giorni fa, ho deciso di cambiare aria e  ne ho approfittato per andare a trovare i miei parenti.

Ore 8,20

Partenza in treno da Napoli, come al solito ho passato il tempo ad osservare dal finestrino i paesaggi che cambiavano a seconda delle località attraversate.

Ore 8,40

Il Vesuvio non è più visibile. Lasciata la zona metropolitana napoletana, dopo Aversa, la grande zona urbana è sostituita dalle grandi campagne coltivate (pomodori, melanzane, zucche, zucchini, verdure varie, albicocche dette anche crisommole, pesche, percoche, mele, noci, uva e agrumi) della piana del Volturno e da vasti pascoli occupati da bufale (altrimenti dove uscirebbe il latte per la famosa mozzarella di bufala ? Così come per Agerola, dove uscirebbe il latte per il fior di latte da esibire nella loro prossima festa ?).

Ore 9,15

Ritrovato il mare presso Formia, il treno si è diretto verso l’entroterra del basso Lazio che mi ha sempre colpito per la sua terra rossa-marrone e le rocce calcaree screziate di arancione che presumo siano così in quanto impregnate di minerali disciolti nel terreno in buona parte ferro, quindi zone molto adatte alla coltivazione e per questo privilegiate dai Romani per la ricchezza produttiva e la bellezza dei loro litorali al pari della vicina “Campania felix” a cui essi associavano queste terre oggi facenti parte del Lazio. Il rosso della terra si mescola al giallo dell’erba secca che prima o poi sarà destinata a foraggio. Qualche borgo spunta dagli speroni rocciosi che sovrastano le pianure costiere. Estese colture di mais e verdure oltre a frutteti (kiwi, mele, pesche e noci), vigneti e uliveti caratterizzano il territorio testimoniando e confermando il grande valore agricolo.

Ore 9,50

Allontanandosi dalla costa e avvicinandosi a Roma, la terra da rossa-marrone vira ad un colore marrone carico più deciso, le montagne vicine alla costa degradano verso grandi altipiani erbosi, dando l’impressione di un territorio ancora più rurale e selvatico, dedito, almeno in tempi passati, alla pastorizia. Dopo la stazione di Latina, più il treno si avvicina alla Capitale e più il territorio si riaddensa di case e ambienti antropizzati. La campagna ciociara lascia di nuovo lo spazio alla città …

Ore 10,30

Roma è sempre la città eterna … eternamente affollata e viva e chi la conosce sa che questa caratteristica non si limita alla sola stazione ferroviaria. Gran viavai di turisti, ragazzi in viaggio, suore e lavoratori. Le antiche rovine che si fondono (senza armonìa purtroppo) con i palazzoni, i condomini e i quartieri residenziali di periferìa di più recente costruzione ricordano oltre ai problemi di ordine urbanistico e logistico, la grande attività remota, passata e presente di questa grande città.

Riprende il viaggio …

Ore 11,15

Lasciata la grande Roma e la sua (di conseguenza) sterminata periferìa (in qualunque senso vogliate interpretarla) e ritornando nelle campagne circostanti, gli altipiani erbosi precedenti diventano colline rocciose dai ripidi pendii e in alcuni casi montagne intricate su cui trovano posto antichi borghi dall’aria sempre più abbandonata.

Il treno tocca Orte, Orvieto e ChiusiChianciano Terme e il territorio si appiana.

Ore 12,50

Fermata di Arezzo, il paesaggio subisce un nuovo mutamento e i ripidi rilievi lasciano il posto alle dolci ‘olline agri’ole tos’ane ricche di ‘ascine e ‘asolari. Splendido paesaggio, come tutti gli ambienti collinari del Centro Italia, sembra essere stato dipinto con olio ed acquerello. Uliveti e vigneti fanno la loro ricomparsa sulle colline.

Ore 13,50

Il treno giunge a Firenze. Quante biciclette parcheggiate ! Ultima fermata prima di attraversare l’Appennino Tosco-Emiliano, prossima destinazione Bologna ! I complessi montuosi appenninici tornano a a caratterizzare fortemente il territorio, questa volta con rilievi più elevati e scoscesi dal carattere quasi alpino, con boschi rigogliosi tagliati da fiumi e torrenti, interrotti di tanto in tanto da alcuni affascinanti paesini di montagna. Il treno imbocca lunghe gallerie, sbucando in valli strette tra montagne coperte da una lussureggiante vegetazione montana (querce, faggi, castagni).

Ore 15,00

Appennini attraversati, siamo arrivati nella Pianura Padana, tappa a Bologna.

Che dire di Bologna ? Di certo limitandomi alla sola vista, posso dire che è una città che ha vissuto e vive ancora di profonde influenze trovandosi in un gran crocevìa alle porte degli Appennini e questo sarà anche la ragione per il grande fermento culturale e sociale di cui è stata e di cui è ancora protagonista, insomma una piccola Roma del Nord considerandone le sorti condivise in passato. Sicuramente una città da vivere e che non per questo si sente vissuta abbastanza.

Ore 15,10

Ormai più della metà del percorso è passata !

Lasciando Bologna, la vista si allarga, la Pianura Padana sembra un mare … gli Appennini che prima si ergevano maestosi separando le colline toscane dalla pianura emiliana, adesso si allontanano e sembrano appiattirsi fino a scomparire. Il terreno più sciolto e sabbioso prende un colorito grigio carico. Il territorio diventa abbastanza monotono con estese coltivazioni cerealicole, soprattutto mais (il grano viene mietuto solitamente tra giugno e luglio), grandi covoni di fieno da foraggio ammassati sui terreni in attesa di essere stipati nei magazzini o di essere consumati dagli animali e frutteti senza dimenticare i paesi di campagna con campanile.

Ore 15,20

Il treno arriva alla stazione di Ferrara, prima e ultima stazione toccata in terra romagnola, terra pregna d’acqua e sapori : il Po si avvicina così come il Veneto !

Ore 15,45

Ponte sul Po.

Il fiume più lungo d’Italia manifesta la sua grandezza in termini di larghezza, soprattutto nel suo tratto finale, visto che il treno a piena velocità impiega quasi un minuto per attraversarlo completamente. Gli altri fiumi prima attraversati (Volturno, Garigliano, Tevere, Arno) insieme al sempre più prossimo Adige sembrano poca cosa.

Ore 15,50

Dopo 5 minuti il treno fa tappa nella prima stazione in territorio veneto : Rovigo.

Ore 16,00

Stazione di Monselice. Padova è vicina, meglio prepararsi …

Ore 16,15

Finalmente a Padova ! Scendo dal treno che mi ha accompagnato da Napoli e attendo il treno per Vicenza. Mi piacerebbe dare un’occhiata ai palazzi di Padova adiacenti alla stazione ma i bagagli e i 20 minuti di attesa mi inducono a pensare che è meglio approfittarne per mangiare qualcosa …

Ore 16,30

Salgo sul treno per Vicenza, solo tre fermate intermedie e sarò arrivato !

L’edificio in mattoni della stazione di Grisignano di Zocco appare più decadente dall’ultima volta che ho preso questo treno (2 anni fa) …

Ore 16,45

Sono arrivato a Vicenza ! Il mio viaggio è terminato ! Il resto sono fatti miei … 😉

Spero che abbiate gradito questa piccola lezione geo-ferroviaria …

Piccola nota positiva : Quanti pannelli solari sui tetti delle case 😀 !

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