Un congresso al centro congressi della Federico II che si prospetta tanto interessante quanto barboso è l’occasione giusta per (am)mirare dal lungomare di Napoli il profilo dei monti Lattari che domina l’agro nocerino-stabiese.

(La visibilità è buona anche a causa del vento che mi spettina i capelli e che mi da un aspetto da popstar anni ’80 dalla chioma cotonata.)

Un paesaggio dominato a sua volta dal complesso del Faito che fa da raccordo tra i monti di Cava (la sezione più interna della catena montuosa e quelli della penisola sorrentina, la sezione più costiera, a parte quella della costiera amalfitana naturalmente), alla cui destra si osserva la parte più montana del comune di Vico Equense mentre alla cui sinistra oltre al Pendolo (il monte con-diviso tra Pimonte, Gragnano e Castellammare) è possibile scrutare il paese di Lettere chiamato così dal latino L(actis) Itere ovvero sentiero del latte) che si arrampica sui monti.

Sempre verso sinistra, passando per quelli che a Pimonte sono chiamati i tre pizzi di San Michele (Molaro/Molare e Canino) e che nella nomenclatura ufficiale vengono definiti col nome unitario di monte Sant’Angelo a tre pizzi, per arrivare con la vista al monte Cervigliano e al monte Megano (il monte di Gragnano), mentre in fondo sulla stessa linea d’aria del Vesuvio, si può osservare il complesso montuoso del valico di Chiunzi.

Avrei potuto fare una foto, ma data la carenza di mezzi adatti a raccogliere anche soltanto una minima parte della bellezza del paesaggio, mi sono accontentato di descriverla in preda ad una forte vena nostalgica.

Potrebbe servire come guida per turisti e curiosi …

E questa sera si balla in clandestinità in giro per il Vomero, dove prendo al rimbalzo questa testimonianza e per la quale la soluzione è anche questa

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